Word
20140915 LUN 14:30

Caro Diario,

ho appena mangiato un biscotto alla marmellata di albicocche. Non sono certo che questa informazione sia rilevante ma devo fare pratica per capire cosa scrivere.

Non sono nemmeno certo che partire con “Caro Diario” sia obbligatorio quando si tiene un diario. In molti film e libri dove c’è un diario il personaggio inizia sempre così, quindi suppongo che sia una sorta di regola del genere letterario.

Peter è convinto che tenere un diario giornaliero mi aiuterà a gestire lo stress del nuovo lavoro.

Ho detto a Peter che non mi sento per niente stressato, lui ha detto di farlo lo stesso e si è messo a ridere.

Peter ride sempre per le cose che vanno prese sul serio.

Gli ho chiesto se posso scriverlo al computer e lui ha detto di sì.

Meno male.

Se scrivessi a mano ci metterei il triplo del tempo.

Dovrò seguire alcune regole. Ora le riporterò in un elenco, anche se Peter mi ha detto di andarci piano con gli elenchi perché tendo a usarli troppo, soprattutto quando sono stanco o nervoso. Mi ha detto anche di scrivere come parlo. Gli ho risposto che io parlo molto poco e che se dovessi scrivere davvero come parlo scriverei dieci righe a giornata. Peter ha detto che vanno bene anche dieci righe.

Comunque superare le dieci righe mi sembra più facile del previsto.

Ecco le regole del diario, nell’ordine in cui le ha esposte Peter:

  1. Riportare con sincerità quello che mi passa per la testa.
  2. Scrivere il più possibile come parlo.
  3. Non correggere né cancellare niente mentre scrivo.
  4. Non esagerare con gli elenchi.
  5. Non fissarmi sul fatto che sto tenendo un diario.

Sulla regola 5 Peter non ha detto altro perché non servono spiegazioni. Lo so che mi fisso troppo sulle cose.

Ha anche aggiunto un consiglio, non una vera regola: non raccontare per filo e per segno ogni aspetto della giornata e concentrarmi solo su uno o due episodi significativi. È una strategia per aiutarmi a selezionare i momenti importanti e per non dare lo stesso peso a tutto quello che mi succede.

Comunque. Il biscotto alla marmellata di albicocche era ottimo. Ieri pomeriggio la signora Gruber me ne ha dati parecchi in una teglia di alluminio (ne ho contati ventotto di dimensione variabile, caratteristica che certifica la provenienza casalinga). È stato il suo modo di ringraziarmi per averla aiutata a rimettere in funzione la stampante che si era inceppata per un foglio strappato. Da quando l’ho aiutata ad accendere il wi-fi sul cellulare, trentasette giorni fa, la signora Gruber si rivolge a me per qualunque malfunzionamento che riguardi telefono, computer, Internet, televisore. Vive sul mio stesso pianerottolo e ho capito che registra ogni movimento che faccio, ma non perché è una stalker. Registra i movimenti di tutti i ventiquattro inquilini del condominio, credo.

Del resto non ha molto da fare. Dice che i suoi figli non vengono mai a trovarla. Parla spesso di loro e di quando erano piccoli e del passato in generale. Non mi dà fastidio perché non mi fa domande, a parte chiedermi se ho una fidanzata, ma anche quella non è una vera domanda. Per lei è più un’occasione di elencare le mie qualità che dovrebbero spingere una brava ragazza a fidanzarsi con me. In particolare:

  • Sono tranquillo.
  • Sono ordinato.
  • Sono bravo col computer e i computer sono il futuro.
  • Sono bello. Quando stavo alla Casa del Sole, Rob diceva che ero “un cazzo di mostro” e per quanto Rob insultasse tutti non inventava mai niente. So di avere una faccia che non piace alla gente, quindi: su questo punto la signora Gruber mente. Però non mi dà fastidio.
  • Sono un gran lavoratore. Per dirlo, la signora Gruber si basa sull’efficienza dei miei interventi in casa sua. In realtà non credo che togliere un foglio strappato da una stampante mi renda un gran lavoratore.

A proposito, domani inizio il nuovo lavoro. Sarà la prima volta che entro nell’Università di Colonia. Ho letto che è una delle più antiche della Germania.

In generale sarà la prima volta che entro in un’università. Sono terrorizzato. Credo che avrò davvero dello stress da gestire, come diceva Peter.

Ora mi dedicherò al puzzle 3D in legno che ho acquistato stamattina, un mappamondo luminoso che una volta assemblato misurerà 20,3 cm x 29,3 cm. È composto solo da 360 pezzi ma il negoziante mi ha assicurato che è molto impegnativo. Lo spero. Ho bisogno di rilassarmi.

20140916 MAR 20:30

Ho deciso che non inizierò più con “Caro Diario”. Mi sembra di far finta di parlare a una persona e questo mi mette ansia.

Oggi è stato il primo giorno di lavoro. Il Dipartimento di Storia dell’Arte dell’Università di Colonia è diverso da come lo immaginavo. È tutto molto raccolto, e questo mi piace.

Il mio posto di lavoro è nella biblioteca, ma non nella Biblioteca Centrale del Dipartimento. Quella in cui lavorerò io assomiglia molto di più a un seminterrato. Il corpo centrale è composto da una stanza lunga e stretta, con il soffitto basso, luci al neon e una temperatura stabilmente fredda. Ci sono sei tavoli. I libri sono allineati su scaffalature in metallo disposte in corridoi secondari perpendicolari al corpo centrale.

Ho appreso che tutti la chiamano il Buco. Me l’ha detto il signor Boller e mi sembra che ne andasse orgoglioso. Si tratta di uno “spazio di supporto” alla Biblioteca Centrale, dedicato a volumi meno consultati. O per dirla con le parole del signor Boller: libri di cui non frega niente a nessuno.

Viktor Boller è il bibliotecario responsabile. Mi ha accolto lui quando sono arrivato e comunque non avrebbe potuto accogliermi nessun altro perché è l’unico dipendente dell’università a lavorare nel Buco. È un uomo di età compresa tra i 50 e i 54 anni, robusto, con i baffi grigi e un modo di parlare che mi ricorda un commentatore sportivo.

Ha un ufficio definibile come un buco nel Buco, uno stanzino con una scrivania, un computer, molti fogli sparsi, raccoglitori colorati, due tazze sporche, un portapenne contenente diverse biro con il cappuccio smangiucchiato.

Avrei potuto fare un elenco puntato ma ho deciso di no, ieri ne ho già fatti due.

Alle pareti dell’ufficio di Boller non ci sono libri, ma oggetti di vario genere riconducibili al calcio: tre magliette incorniciate, dodici biglietti di partite, due sciarpe, sette foto della squadra di Colonia risalenti ad annate diverse e un poster di Franz Beckenbauer autografato.

Anche una delle tre magliette è di Beckenbauer, non saprei di quale squadra. Beckenbauer deve piacergli proprio.

Boller mi ha raccontato che un tempo allenava la squadra di calcio universitaria. Poi ha smesso, ma la mentalità da spogliatoio non si perde mai. Lo ha detto come se fosse il segreto del successo nel suo lavoro. Sul momento mi sono chiesto in che modo la mentalità da spogliatoio potrebbe tornare utile nella gestione di una biblioteca di cento metri quadri.

È una domanda che mi sono tenuto per me.

Dopo una lunga chiacchierata in cui ha parlato solo lui, mi ha accompagnato alla mia postazione: un tavolo di metallo vicino a un termosifone spento, un computer con monitor a tubo catodico e tastiera con i tasti semicancellati, un armadio pieno di faldoni e una stampante scanner che non veniva accesa da quasi dieci anni, ovvero da quando l’ex capa di Boller se n’è andata (così ha detto lui). Il mio incarico ufficiale è digitalizzare il materiale della biblioteca. Cioè: scansionare libri, ordinare documenti amministrativi, creare un archivio online.

A questo lavoro ci sono arrivato grazie al direttore del Dipartimento di Psicologia, che è un amico di Peter. In pratica è saltato fuori che il direttore del Dipartimento di Storia dell’Arte aveva bisogno di una persona giovane, precisa, brava con il computer e disposta a guadagnare 8 euro l’ora per una mansione a basso dinamismo. Credo che a basso dinamismo sia un modo difficile per dire noiosa.

Nel retro della biblioteca c’è una stanzetta separata da una tenda che funge teoricamente da archivio, praticamente da sgabuzzino. Ci sono pile di fascicoli, fotocopie ingiallite, riviste accatastate, scatole etichettate con anni e nomi di persone che non conosco. Ho provato a capire se c’è un criterio ma non ne ho trovato nessuno.

La mia prima impressione è che il Buco sia un posto lasciato a se stesso da diversi anni. Sospetto che in questa evoluzione la mentalità da spogliatoio del signor Boller sia stata non solo inutile ma anche dannosa.

Boller mi ha fatto vedere come usare lo scanner e caricare il materiale sui sistemi dell’università, sbagliando diversi passaggi sia con lo scanner sia con i sistemi. Non mi ha dato indicazioni chiare per la catalogazione e non mi ha dato priorità.

Ti lascio piena autonomia, mi ha detto, l’importante è che tiri fuori la grinta.

La grinta, ho risposto, ok.

Perciò con tutta la grinta di cui sono capace ho trascorso la mattina nello sgabuzzino a suddividere fogli e oggetti per individuare, come prima cosa, la roba irrilevante da buttare.

A pranzo ho mangiato un panino di segale con tonno in scatola e formaggio spalmabile, tre carote crude e quattro biscotti della signora Gruber. Boller mi ha detto di non portarmi niente da casa, domani, così pranzeremo insieme al bar del Dipartimento. Spero sia il tipo che non parla mentre mangia.

Forse a questo punto Peter mi consiglierebbe di concentrarmi sulle emozioni della mattinata, ma preferisco raccontare un episodio avvenuto nel pomeriggio alle 15:46. In un cassetto che si apriva a fatica, sotto dei vecchi documenti amministrativi, ho trovato due chiavi tenute insieme da un portachiavi rosso a forma di gatto. C’era anche una targhetta con sopra scritto a pennarello IW.

Sotto alle chiavi c’era un foglio con un testo scritto a mano accompagnato da annotazioni e commenti. Dal tipo di note ho dedotto che chiunque abbia scritto il testo deve averlo riletto in un secondo momento apportando correzioni.

Da ricerche successive ho capito che si tratta del post di un vecchio blog.

AMICHE E AMICI CREDENTI, BENVENUTI NELLO SGABUZZINO!

A voi che vagate per la Rete alla ricerca della Verità, quella con la V maiuscola che non piace ai telegiornali: questo blog è dedicato a voi! Se siete qui è perché anche voi, come me, sentite che… qualcosa non torna. Che dietro alle spiegazioni ufficiali, soprattutto quando sono semplici e comode, c’è sempre una piccola crepa da cui filtra una Verità molto diversa.

Perché “lo Sgabuzzino”? Perché è il posto dove finisce tutto ciò che dà fastidio, le prove dimenticate, le teorie non allineate con le versioni ufficiali. Noi apriremo la porta, accenderemo la luce e soffieremo via la polvere da parecchie scatole.

In questo spazio parleremo di misteri reali. Ci baseremo su fatti e testimonianze ma manterremo sempre una mente aperta, perché le soluzioni ai più grandi enigmi non sono mai ovvie. Per le prossime settimane ho in programma di trattare alcuni grandi classici del mistero.

Parleremo del TRIANGOLO DELLE BERMUDA e degli incredibili dati raccolti dall’autore Charles Berlitz. Dati che poi qualcuno ha cercato di delegittimare… forse per impedire che il mondo scoprisse qualcosa di troppo sconvolgente da accettare? Vi racconterò dell’orribile MASSACRO DEL PASSO DYATLOV, con quei nove alpinisti russi trovati congelati e mutilati in circostanze assurde nel 1959. Ufficialmente per una valanga, dice qualcuno… ma allora perché le vittime sono state ritrovate lontanissime dal campo base… e seminude??? Non potrò non parlare del SERIAL KILLER DELLO ZODIACO, che scriveva ai giornali sapendo che nessuno avrebbe mai decifrato tutto. Eppure, oggi c’è qualcuno che pensa di aver messo insieme i pezzi. Ne vedremo delle belle…

Ma non ci fermeremo ai “classici”. Parleremo anche dei buchi neri della nostra storia recente: scandali di governo insabbiati, fondi pubblici spariti, testimoni morti con tempismo sospetto, indagini archiviate “per insufficienza di prove” che in realtà traboccano di prove… Perché la Verità non abita nei documentari, ma nei foglietti dimenticati negli archivi e nelle versioni che cambiano tre volte in una settimana.

Chi sono io? Potrei essere chiunque. Un giornalista, una tecnica, un segretario, una studentessa. Oppure tutte queste cose insieme. Mi firmo Mr Mulder non per vezzo, ma per precauzione. L’anonimato è la mia assicurazione sulla vita: meno sanno di me, più a lungo posso continuare a scavare.

Per fortuna non sono solo! Ho con me un’adorabile aiutante pelosa di nome Scully (vi racconterò qualcosa di più su di lei nei miei prossimi post).

Se volete andarvene, state tranquilli, nessuno vi giudicherà. Capisco che la Verità possa fare paura. Ma a chi non ha paura dico: tenete gli occhi aperti e, soprattutto, non smettete mai di Credere. La Verità è qui dentro. Da qualche parte, tra la polvere e le cartelle dello Sgabuzzino!

Considerazione: Fox Mulder e Dana Scully sono i protagonisti della serie X-Files ideata da Chris Carter e andata in onda dal 10 settembre 1993 al 19 maggio 2002. I due personaggi sono agenti dell’FBI incaricati di indagare su casi inspiegabili. Mulder crede nel sovrannaturale e per questo motivo dà peso anche alle testimonianze più incredibili e segue piste apparentemente assurde. Scully, invece, è una scienziata che inizialmente cerca di dare una spiegazione razionale, salvo poi trovarsi in situazioni che danno ragione a Mulder. Non ho mai guardato X-Files ma le sinossi degli episodi sono piene di mostri, alieni e mutanti.

Il ritrovamento mi ha incuriosito e così ho fatto una ricerca online. Ho trovato un blog inattivo che si chiama Lo Sgabuzzino di Mr Mulder. È stato aperto il 19 maggio del 2002 con lo stesso articolo che ho trovato nel Buco.

Nota: per riportare qui l’articolo l’ho copiaincollato dal blog, ma il testo scritto a mano e il testo del blog presentano delle differenze.

Ipotesi: l’autore del blog è la stessa persona che ha scritto il foglio della biblioteca. Il foglio potrebbe essere una specie di bozza preliminare.

Peter mi avrebbe consigliato di non passare tutta la notte a leggere il blog e infatti ho evitato di farlo. Però ho trovato degno di nota il post più recente, che risale al 26 novembre 2004.

L’INIZIO DI UNA VERA INDAGINE

Amiche e amici dello Sgabuzzino, ogni tanto la vita ci mette davanti a un abisso. Non parlo di quelli che si vedono nei documentari, con le telecamere che scendono tra le rocce (e qui devo citare un articolo che pubblicherò riguardante strane strutture piramidali fotografate nella Fossa delle Marianne: un giorno arriverà!). No, parlo dell’abisso che vive dentro di noi. Un abisso popolato dalle ombre più affamate e più vere.

Quando ho aperto il blog, due anni fa, ero convinto che per cercare la Verità mi sarebbe bastato leggere, confrontare, collegare i puntini “dalla poltrona”…

Adesso invece devo andare molto più in là. Devo agire come un vero detective e indagare sul serio. Perché la Verità non è sempre un tesoro luminoso. Qualche volta è una bestia che ti osserva dal buio, con zanne e artigli pronti a colpire. È questa la Verità che sto cercando adesso, ed è stata lei a chiedermi di essere trovata. La faccenda è delicata.

Anzi, TROPPO delicata.

Prima di potervene parlare devo portare tutto a galla, con tutte le prove che servono. È qualcosa di talmente grande che il blog non basterà, e ho già in mente qualcosa che farà impazzire le case editrici. Ci siamo capiti ;)

Quindi ci risentiamo presto… appena avrò catturato la bestia!

Precisazione: oggi, dopo che ho scoperto il foglio nello sgabuzzino del Buco, ho pensato che l’autore potesse essere il signor Boller. Così ho provato a chiedergli se fosse un fan di X-Files.

Odio quella robaccia, ha risposto, chi me lo fa fare di stare un’ora inchiodato davanti alla tv a perdere tempo.

Gli ho fatto notare che una partita di calcio dura novanta minuti, il 50% in più di un’ora.

Boller sembrava in dubbio su come rispondermi e alla fine non mi ha detto niente.

Comunque.

Escludo che Boller sia Mr Mulder.

La cosa certa è che dopo il post L’INIZIO DI UNA VERA INDAGINE del 26 novembre 2004 Mr Mulder ha smesso di scrivere.

Prima di quel momento gli articoli uscivano regolarmente, più o meno a cadenza mensile, quindi deve aver avuto una buona ragione per smettere. Forse qualcuno gli ha fatto notare che per due anni aveva scritto una slavina di puttanate, come avrebbe detto Rob. Più probabilmente Mr Mulder si è ammalato o ha avuto dei gravi problemi familiari o è morto.

Chissà, magari è stato ucciso dalla bestia a cui dava la caccia.

20140916 MAR 23:45

Precisazione.

Oggi, dopo aver trovato il foglio di Mr Mulder, ho cercato di accedere al suo blog dal Buco, ma ogni articolo aveva un tempo di caricamento di almeno trentuno secondi. Mi è salita l’ansia. Ho realizzato che nel browser del computer del Buco manca un plugin, ma non ho i permessi per installarlo.

Soluzione: stasera, a casa, ho creato un semplice archivio in cloud su cui ho caricato tutti i post del blog. In questo modo potrò collegarmi al mio archivio dal computer del Buco e potrò leggere tutto anche da lì, senza perdere trentuno secondi di caricamento pagina per ogni post. Ho caricato anche le foto del foglio trovato nel Buco.

Ho fatto un test generando un LINK e mi sembra che funzioni. Lo riporto anche qui per avere un punto d’ingresso in più.

Voglio mettere una password ma non ho idee.

Anzi, sì.

Sarà quello che sto mangiando in questo momento.

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29/09/2014

Yakinop

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